Finché non ho avuto una casa mia, ho dovuto accontentarmi di un solo gatto "d'appartamento"; ma, non appena mi sono trasferita in campagna, ho iniziato a raccogliere trovatelli.
Ora ho cinque gatti, più qualche gatto "randagio" (i famosi "gatti domestici inselvatichiti" tanto invisi ai cacciatori svizzeri), che viene a nutrirsi nel mio cortile e poi se ne va...
Negli anni, ho osservato molto questi affascinanti, misteriosi animali; ho imparato a conoscerli, a decifrare il loro linguaggio; soprattutto, ho imparato a rispettarli per quello che erano, senza pretendere che si comportassero come umani in miniatura o come cagnolini. Perché un gatto è semplicemente un gatto - e come tale va amato.
Ho imparato altresì, purtroppo, che non tutti amano i gatti e che l'avversione verso questo fiero animale è spesso più agguerrita di quanto non accada per altre specie animali.
Esistono persone che odiano i cani; altre che nutrono un'autentica fobia nei confronti dei volatili; altre ancora dicono di non amare gli animali in genere; ma nessuno è tenace nelle sue posizioni quanto chi odia i gatti.
Ho una mia teoria a riguardo: chi detesta i felini, mal sopporta, nella realtà dei fatti, la loro libertà e indipendenza; non tollera, insomma, di non essere il centro unico e insostituibile della devozione del proprio animale domestico. L'autonomia emotiva del gatto lo destabilizza, lo costringe ad affrontare paure e frustrazioni per lungo tempo represse.
Questo genere di individui finisce per trasformare il gatto nel suo nemico giurato e costruisce (dentro e intorno a sé) un castello di menzogne sulla natura felina - menzogne che non perderà occasione di diffondere ogni volta che si presenterà l'opportunità.
Ho deciso perciò di raccogliere in questa rubrica tutte le scempiaggini e i luoghi comuni che, col passare del tempo, ho sentito dire e ripetere sul conto dei gatti e che sarebbe ora di sfatare una volta per tutte...
Post scriptum per le gattare (o i gattari): se anche voi, nel corso della vostra onorata carriera, avete udito e raccolto chicche involontariamente divertenti sui vostri amati felini, scrivetemi! Sarò lieta di pubblicarle in questa rubrica!
La prima "perla" l'ho raccolta nell'ambito del vivace dibattito sulla "caccia svizzera ai gatti randagi", di cui ho parlato nel post precedente ed è stata tratta dai commenti in calce al già menzionato articolo su Il Disinformatico.
In risposta a un mio commento, in cui esortavo a lasciare che la natura faccia il suo corso, evitando di prendere il fucile in mano ogni volta che ci sono da risolvere delicate questioni ecologiche, Lupo della Luna scrive:
Lasciando fare alla natura ci ritroveremmo le strade piene di gatti randagi. Alcuni vivi, altri purtroppo no perchè manca il cibo. E niente più gatti selvatici ma ibridi tra gatti domestici e selvatici non adatti nè a vivere in casa nè a vivere fuori.La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma chi vive (come me) in zone in cui il gatto selvatico non esiste, come fa? Come può sopravvivere alle incursioni di fameliche orde di gatti randagi, che devastano il suo territorio e rendono impossibile lo svolgimento della normale vita quotidiana?
Già, perchè non ci sono più animali selvatici che si cibano di gatti, quindi la popolazione aumenterebbe senza controllo. Bella prospettiva.
Non diciamo scempiaggini: le colonie feline in parte si autoregolano (malattie, morti per incidenti stradali, mortalità dei cuccioli), in parte vengono assistite dalle associazioni animaliste, che (nonostante gli scarsi aiuti ottenuti dagli enti pubblici) si occupano di sterilizzare gli esemplari adulti, mantenendo la popolazione sotto controllo.
Amiamo tanto tessere le lodi del grado di civiltà raggiunto dall'umanità e poi, quando si verifica un'emergenza (posto che l'ibridamento del gatto selvatico sia un'emergenza) reagiamo sbandierando la "legge della giungla" o, peggio, imbracciando il fucile? Suvvia, un po' di coerenza!

8 commenti:
Ciao Eloisa,
anche io sono una gattofila come te, ne ospito nove ed aiuto una signora nella gestione di una piccola colonia del mio quartiere, quindi, di assurdità da parte di chi invece non ama questo stupendo animale ne ho sentite tante.
Una su tutte (pronunciata dalla portiera di un condominio nel cui giardino una gatta randagia aveva partorito dei cuccioli, gatta che poi io, il mio compagno ed un'amica abbiamo fatto sterilizzare, mentre i cuccioli, dopo lo svezzamento, sono stati dati in adozioni controllate): "i gatti devono sparire da qua perché portano malattie e soprattutto TOPI" (i gatti portano i topi?????).
Poi avevo una collega di lavoro che addirittura provava ribrezzo al solo vederli in foto (e vabbè, quelle sono fobie, a suo favore va però detto che non gli avrebbe mai fatto del male, solo scappava inorridita ogni volta che li vedeva).
Lo scorso anno invece ho dovuto lottare con una signora che gestisce (male!) una piccola colonia nel suo quartiere, però non li sterilizza! Io infatti ne sono venuta a conoscenza proprio perché nei paraggi avevo trovato un gattino investito morente (raccolto, curato, più di un mese in clinica, con femore rotto, trauma cranico ed altre cose e poi da me adottato perché rimasto molto traumatizzato e non potevo certo rimetterlo in quella colonia). Le ho spiegato che i gatti vanno sterilizzati, altrimenti poi nascono cuccioli che in città sono destinati ad una brutta fine (vivo a Roma) e perché altrimenti si diffondono le malattie da immunodeficienza ecc. e lei invece continuava a sostenere che: "se sterilizzate tutti i gatti poi spariscono, la specie si ESTINGUE, mi dispiace ma sono contraria, e poi comunque esiste la legge della natura (sic!), per cui i piccoli che muoiono, vuol dire che erano i più deboli (come no! Infatti viviamo ancora in uno stato di natura! Peccato che simile gente si appelli ad esso solo quando si tratta degli animali e non applica il concetto a se stessa)".
Insomma, continuavo a spiegarle che la sterilizzazione non era un atto egoistico ma per il bene della colonia, dei gatti stessi, ma niente da fare. Alla fine ha detto che potevamo occupacerne noi ma senza il suo consenso e ci ha creato non pochi problemi per la "cattura" degli adulti da sterilizzare (mentre lei, che li conosceva bene, li avrebbe presi con più facilità).
Grazie per la tua visita, Biancaneve, e per questo tuo intervento, come sempre ponderato e intelligente...
Se permetti, credo che vi attingerò per le prossime puntate dello "stupidario".
Una curiosità... (sorvolando sull'ignobile gattara): al di là della sua fobia, che tipo di persona era, la tua collega?
Era una persona dotata di un'intelligenza pratica ed efficiente (stampo "modello americano", per intenderci), soddisfatta, contenta di sé e della vita. Con interessi ed hobby assolutamente banali e massificati (il calcio, letture commerciali, musica commerciale, televisione).
Una volta, poiché non sapevo chi fosse un certo giocatore, mi disse: "oh, ma tu non sai proprio niente".
Una persona che si trova bene nel tempo in cui vive, che tende a vivere un eterno presente.
Omologata: sposata giovane, già con due bambini.
Che trova un senso nella riproduzione, nella famiglia, nel matrimonio, nella casa, negli acquisti nei centri commerciali.
Sicuramente una persona che non si fermerebbe mai a soccorrere un animale ferito per strada, perché "ho altro da fare, tipo andare a prendere la bimba all'asilo ecc.".
Però schietta, sincera, sveglia, disponibile.
Una che giudica i vegetariani "gente strana" perché tanto "gli animali si sono sempre mangiati e sempre si mangeranno", "la natura è fatta così".
Non mi stava antipatica, a lavoro era molto disponibile e gentile, una che cercava di risolvere i problemi. E con molta faccia tosta, diretta, schietta. Una di quelle che nella vita sanno farsi avanti, una vincente insomma (secondo determinati canoni).
Una volta mi fece tanta rabbia perché andammo a pranzo insieme e lei ordinò una grigliata mista (io non dissi nulla, era pure incinta e mi avrebbe risposto che le serviva il ferro, che la carne era giusto mangiarla ed altre banalità simili); quando arrivò questo piatto impugnò forchetta e coltello e con fare famelico iniziò a mangiare.
Lo so, ti sembrerò folle, ma in quel momento, in quell'espressione, mi sembrò di cogliere il concetto del Male assoluto. Di tutto ciò che è sbagliato.
Io poi ho lasciato quel lavoro (per una serie di motivi). Non l'ho più vista. E quando la ricordo, la ricordo con quel ghigno famelico mentre taglia la carne.
Che splendida e vivida descrizione! Calza a pennello con la mia teoria: le persone (apparentemente?) molto sicure di sé, omologate e stereotipate sotto sotto si sentono "minacciate" dall'ambiguità del gatto, da quel suo appartenere alle regioni dell'"ou-topia"...
Si tratta di individui imprigionati nel qui e ora (bambini, lavoro, aperitivi e qualche incontro mondano); i gatti sono qui, ora... e sempre costantemente anche "altrove", in contatto con quelle zone dell'essere che il genere di persone a cui la tua (ex) collega appartiene preferisce ignorare... Da qui il fastidio o addirittura la fobia.
Credo che l'immagine di questa "donna capace" intenta a sbranarsi un pezzo di carne resterà impressa anche nel mio immaginario...!
La tua teoria è molto interessante. E credo proprio che ci sia parecchio di vero.
Poi secondo me il gatto sfugge a quel malsano concetto che appartiene alla nostra società e che è quello di considerare i cosiddetti animali d'affezione al pari di teneri pelouche, proprio per la sua natura indipendente e poco incline a farsi maneggiare, accarezzare se non quando lo decide lui.
Io ho sentito tante persone asserire di preferire i cani perché si possono coccolare sempre, mentre per i gatti bisogna imparare a rispettare i loro momenti. E' il solito discorso dell'animaletto domestico visto come giocattolo anziché come essere con una sua propria natura, vita, esigenze ecc..
C'è da dire che invece ho sentito anche diverse persone affermare di non aver amato i gatti fino al momento in cui - per svariati motivi - non gli è capitato di conviverci insieme e di imparare così a conoscerli e poi di amarli.
Io ormai - e lo dico senza presunzione alcuna - penso di aver imparato proprio tanto di loro e DA loro. Riesco a comunicarci benissimo ;-)
E non potrei dormire senza il dolce suono delle fuse in sottofondo. ;-)
Oh sì! Io, la sera, quando vado nel letto e Cagliostro non si è ancora posizionato ai piedi, sento che mi manca qualcosa. Riesco ad addormentarmi solo quando sento il suo peso contro le mie gambe. Allora mi dico: "E' tutto a posto" e dormo. (Le femmine sono meno abitudinarie - e comunque è lui il mio Guardiano, poche storie...)
Masson sostiene che i gatti vadano più d'accordo con le donne, rispetto a quanto non abbiano feeling con gli uomini, semplicemente perché questi ultimi avrebbero una più spiccata tendenza al comando. Questa teoria mi affascina, anche se non credo che si tratti di una questione di sesso, ma di indole.
Le persone che amano comandare, imporsi, avere tutto sotto controllo difficilmente potranno amare i gatti - e inevitabilmente preferiranno i cani.
I cani sono "gestibili", malleabili e ci amano comunque, anche se li maltrattiamo o non diamo loro ciò che vorrebbero. L'amore e la fiducia del gatto, al contrario, vanno conquistati, giorno dopo giorno...
La verità è che occorre un grande spirito di abnegazione, per amare un gatto...
P.S.: ho tentato di inviare un commento sul tuo blog, ma non credo di esserci riuscita. A te risulta? Per caso hai attivato la moderazione?
No, non ho attivato la moderazione. Non ho idea di cosa sia successo. Ogni tanto blogspot fa i capricci.
Dei gatti ho notato anche che comunque, al di là dei tratti comuni, ognuno poi ha il proprio carattere, la propria indole e le proprie preferenze in merito a noi umani.
Io, ad esempio, ho un feeling pazzesco con Blake (vero e proprio colpo di fulmine reciproco dal primo istante che ci siamo visti), tanto che addirittura a volte mi capita di pensare che se la reincarnazione esiste, allora sicuramente in passato siamo state due anime molto legate ;-)
Un altro, Silvestrino, invece è più legato al mio compagno (addirittura gli sterebbe tutto il giorno addosso, posizionato sulla spalla, senza lasciarlo mai).
Una volta ho letto da qualche parte che i gatti sarebbero più attratti dalle donne perché il timbro di voce femminile è più simile alla tonalità del loro miagolio. Mah, questo non saprei dirlo, però di certo una voce gentile forse li spaventa meno del vocione di un uomo :-D
Concordo sullo spirito di abnegazione. C'è da dire che in compenso nulla risulta più gratificante di un gatto che ti "sceglie" e ti viene a cercare per offrirti il suo amore.
Insomma, l'amore dei gatti bisogna guadagnarselo e mi sembra anche giusto :-)
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